Perchè Karate Do

Okinawa Club Karate

Karate Shotokan e difesa personale. Direzione tecnica: M° Bruno Russo Palombi

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IL TERMINE KARA-TE

 

In giapponese si scrive con ideogrammi, e il legame tra il carattere scritto e il suono non è così diretto come nelle scritture fonetiche. Spesso esistono diverse pronunce per lo stesso ideogramma e lo stesso suono può corrispondere a più ideogrammi. Il nome antico di Karate era to-de "la mano te della Cina", o più semplicemente te. L'ideogramma to si pronuncia anche kara, e all'inizio del ventesimo secolo ha cominciato ad essere impiegata questa pronuncia:kara-te "la mano (te) della Cina (kara)". Il termine te o de, letteralmente "mano" ha anche il significato di "arte" o "tecnica".L'uso della parola kara permetteva di giocare su un doppio senso, poiché il suono kara in giapponese significa anche "vuoto", ma viene scritto con un'altro ideogramma. Il cambiamento dell'ideogramma corrispondente al suono kara si spiega in due modi complementari : da una parte il termine kara, che significa "vuoto" nell'accezione del buddismo zen, ha in giapponese una profondità maggiore, dall'altra il termine "mano cinese" non andava molto d'accordo col nazionalismo giapponese di inizio secolo. Questa nuova forma, kara-te "mano vuota", si è diffusa nel corso degli anni Trenta, nel momento in cui i maestri di Karate, arrivati dalla piccola OKINAWA, cercarono di inserire la loro arte nella più vasta tradizione del budo (letteralmente significa la via delle arti marziali, in questo caso intende l'insieme delle arti marziali dei guerrieri giapponesi).

 

IL SUFFISSO DO

 

Verso il 1930 che GICHIN FUNAKOSHI comincerà a trascrivere kara con l'ideogramma che significa "vuoto". Con il montare del nazionalismo, l'ideogramma "Cina" appare come un elemento di disturbo per l'integrazione del karate nella tradizione del budo giapponese, e anche per la sua diffusione, tanto più considerando che la tradizione del budo è molto vicina al militarismo giapponese, in via di rafforzamento nel corso degli anni Trenta. Egli spiega questa scelta attraverso due piccole frasi di insegnamento buddhista zen: Shiki soku ze ku (= kara ) Ku soku ze shiki. Tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al vuoto (nulla). Il vuoto (nulla) è l'origine di tutta la realtà. Ugualmente tutte le discipline del giungono alla fine allo stato di un uomo a mani vuote, e lo stato di uomo a mani vuote è il principio di tutto il budo. E' per tali motivi che G. Funakoshi aggiunge al termine karate il suffisso do(via). Promuovere "Il Karate-do come stile di vita" diviene la sua missione, non si tratta più di un arte marziale e basta ma di un modo d'essere, un modo di comportarsi: di porsi di fronte agli altri, che diventano non più il nostro nemico da distruggere ma un'amico da amare. Riprendendo una frase di EGAMI (un suo grande allievo)...In un arte marziale prima, pieni d'odio, si cerca di distruggere l'avversario, poi di ucciderlo con una sola tecnica, poi di sconfiggerlo senza ucciderlo, poi di batterlo senza fargli male ed infine, pieni d'amore, di vincerlo senza combattere...Questo è il do(via).